Lettera aperta del Dirigente
AI DOCENTI, AI GENITORI
Ancora ci ritroviamo a scuola per l’inizio di un nuovo anno scolastico. Nuovi docenti, docenti che si conoscono e lavorano insieme da anni, tutti uniti ancora una volta per dare una mano a centinaia di ragazzi e ragazze che ci chiedono di fidarsi di noi e di camminare con loro per un bel pezzo della loro vita. Ci chiedono di aiutarli a scoprire il mondo che c’è in loro, le loro attitudini, a scoprire i loro interessi, vogliono entrare in contatto con quella parte di noi in cui loro possono riconoscersi, ma, soprattutto, ci chiedono di essere ascoltati. Non ci chiedono date, nozioni, rimproveri o giudizi su di loro come persone, loro vogliono scoprire il meglio di se stessi con quella grande voglia di vita e di futuro, vogliono che li aiutiamo a mettere le mani in quel grande patrimonio di sentimenti che hanno dentro e che spesso loro stessi non sanno di avere. Ma dobbiamo dimostrare di meritarci di stare con loro e dobbiamo essere all’altezza loro e del nostro compito. Non degradiamo né sviliamo il nostro ruolo, di genitori e docenti, solo a quello di coloro che ripetono ciclicamente lunghe e dotte spiegazioni, pur necessarie e doverose, su questo o quell’argomento, non scambiamo la loro insofferenza per cattiva educazione o mancanza di voglia; non costruiamo, pur involontariamente (ma sarebbe una colpa non rendersene conto) situazioni di disagio da cui loro non possono far altro che fuggire utilizzando tutti e solo gli strumenti che conoscono. Non pretendiamo di spiegare loro, come spesso facciamo con i figli, com’è la vita solo perché l’abbiamo già vissuta e abbiamo “esperienza”, non facciamo l’elenco delle cose giuste e delle cose sbagliate e, soprattutto, non diciamo bugie, sia con la parola che con i gesti. Loro se ne accorgono quando mentiamo o quando li rifiutiamo, se ne accorgono quando li allontaniamo o mostriamo fastidio per quel che stanno raccontando, loro sanno parlare con il cuore e con il corpo molto meglio di noi. Non pretendiamo di essere ascoltati e non pensiamo che l’ascolto ci è dovuto solo perché siamo gli insegnanti o i genitori, convinciamoci che quello sarebbe un ascolto passivo basato sulla sola accettazione di norme asettiche e predeterminate e che noi spesso cataloghiamo come “comportamento adeguato”. Un buon insegnante, ma anche un buon genitore, come scrive Marianella Sclavi in “Arte di ascoltare e mondi possibili”, è “un esploratore di mondi possibili, tanto quanto un’etnografa: deve avere un atteggiamento flessibile, fiducioso, incerto, esplorativo”. Non consideriamo le emozioni come impulsi mutevoli, disturbatrici e nemiche della conoscenza, ma basiamo il considerare la continua contrattazione sulla propria e altrui identità come parte fondamentale di una dinamica interattiva irrinunciabile in un processo educativo. “Un buon ascoltatore - dice ancora la Sclavi - accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per cimentarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti”. Facciamo noi per primi le cose invece di spiegare come si fanno, guardiamoli come persone e non come oggetti inermi da modellare come vorremmo (non ci riusciremmo mai) e aiutiamoli ad assumere e ad accettare la forma in cui si sentono meglio, insegniamo loro a tirar fuori l’innata curiosità che, da miliardi di anni e per ogni essere vivente, è l’elemento fondamentale ed irrinunciabile per percorrere un vero cammino di conoscenza. Gli errori e la loro gestione sono parte integrante e fondamentale dello sviluppo di una persona: non sono, non devono e non possono essere, l’elemento di giudizio che li relega nel buio dell’incapacità e del senso di inadeguatezza, non perdiamoli perché si sentono rifiutati ma accogliamoli per quel che sono e per quel che loro possono rappresentare per noi: facciamoli sentire importanti per noi, perché sono importanti!! Ascoltiamo il loro punto di vista, i loro dissensi e le loro opinioni, insegniamo loro che è giusto far valere le proprie idee nella misura in cui si rispettano quelle degli altri, facciamolo noi per primi, saranno, da grandi, delle brave persone.
Napoli, 1 settembre 2016 Paolo Battimiello